Laboratorio di Scrittura³:HOME > Articoli > Libertà di essere donne
Ci sono idee, parole, situazioni che da bambino ti segnano. Come un pennarello indelebile tracciano linee sul tuo cuore che nessuno potrà cancellare con una semplice passata di spugna.
Ci sono idee, parole, situazioni che crescendo ti colpiscono dritto in viso, come lo schiaffo inferto da un migliore amico.
Che cosa significa per una bambina crescere in una società che ha sempre professato uguaglianza e libertà d'espressione? Che cosa significa per quella stessa bambina diventare prima ragazza, poi adulta e scoprire che la realtà si nascondeva dietro ad una bella maschera di sorrisi preconfezionati e rughe imbellettate?
Meno di un mese fa il giornalista Adrian Michaels scriveva sul Finalcial Times un articolo che in Italia ha fatto scalpore. Parlava del rapporto tra donne, televisione e pubblicità rivelando l'immagine di un paese proiettato verso un futuro ancora più oscuro del suo passato nel quale le donne si riducono a mero specchietto per gusti e vizi dei maschi italiani.
Racconta il giornalista: "Forse la nudità, il maschilismo e la mancanza di realizzazione professionale sono tutti aspetti di una stessa immagine dell'Italia dura a morire: la mamma governa la casa, ma è confinata in cucina a fare i ravioli mentre le figlie, da cui non ci si aspetta nulla dal punto di vista professionale, cercano il successo attraverso la notorietà e la bellezza". [1]
Ecco i polverosi e, si sperava, ormai sepolti miti dell'angelo del focolare e della femme fatale risorgere dalle loro ceneri e porsi di nuovo a simbolo di un'immagine femminile che dovrebbe soddisfare tutti, in particolare le sue protagoniste.
Che cosa significa essere assuefatti alla puzza della discarica in cui si vive? Che cosa significa accettare l'immagine che altri hanno scelto per noi dai tempi dei tempi? Da quando, racconta il mito, la prima donna creata da Dio, tale Lilith, fu sostituita nella Bibbia da una Eva nata dal suo amato Adamo ma che, in quanto donna, si rivelò ben presto una tipa poco raccomandabile al pari della ribelle antagonista rinnegata?
Miti, leggende, idee che hanno delineato una storia ingrata e amara per più della metà degli esseri umani e che continuano ad imporsi, come un'erba maligna, soffocando ogni altra idea, ogni altro fiore di diversa natura.
Che cosa significa essere donna nella società odierna? E per società si intende la società umana, accantonando per un momento le distinzioni tra culture, paesi, credi religiosi e quant'altro si erga a difensore e oppressore della diversità.
Che cosa significa sentirsi donna e cosa implica questo sentimento?
Ad una bambina si possono raccontare tante bugie, ma non si può promettere una libertà d'espressione che, in realtà, non le sarà mai concessa.
Oggi come ieri, essere donna significa pagare un prezzo, una penale che pensavi le tue antenate avessero già pagato per te. Te ne accorgi crescendo: la penale varia a seconda di diversi fattori ma i suoi effetti perdurano.
Ti viene concesso di essere stupida, di essere obbediente, di rispettare le regole e la forma, ti viene concessa la libertà di cui si pensa tu abbia bisogno: niente di più, molto di meno.
Ciò a cui, in ogni caso, e in via ufficiosa non puoi ambire è la vera libertà: libertà di essere te stessa, di esprimerti e di essere intelligente.
Ci sono tanti modi di essere donna? Sì, certo, tanti ma molti di quelli che sono presentati come tali sono in realtà un insulto e un'umiliazione.
L'insulto e l'umiliazione di doversi coprire e non mostrare.
L'insulto e l'umiliazione di doversi scoprire e mostrare.
L'insulto di essere un corpo e poco altro. Di dover rispettare certe regole per sopravvivere e sentirsi persone di successo.
Non esiste un modo giusto e uno sbagliato per essere e sentirsi donna, ma esiste un errato concetto di giusto e sbagliato che impone a chi si considera nel giusto un atto di dominio sulle idee e i comportamenti di chi considera nel torto.
Non è la società a fare gli esseri umani, sono gli esseri umani a fare la società: è un concetto già espresso in mille altri contesti e con mille altre motivazioni. Ma una società che si erge a giudice supremo del bene e del male… è una società in cui persone intelligenti vorrebbero vivere?
Una società che non si interroga mai su quello che crede, che non lascia spazio ai credi degli altri… è una società in cui persone responsabili vorrebbe vivere?
Una società in cui tante persone sono ancora costrette a rivendicare il diritto di essere loro stesse senza vergogna, o a subire violenze e soprusi perché hanno deciso di raccontare la loro verità senza volerla imporre a nessuno… in una tale società che cosa significa essere liberi?
È un simbolo di libertà dichiarare che è necessaria una "pulizia etnica contro i gay"?
È un simbolo di libertà aggredire una scrittrice costretta all'esilio perché non si condivide quello che scrive e dice?
È libertà professare le proprie idee, spacciarle per universali e dimenticarsi che quello che oggi giustifica il nostro comportamento un tempo fu bruciato da altri che, come noi, stavano professando le loro idee?
È davvero un grande peccato che gli esseri umani manchino di memoria.
È una grande consolazione che non tutti gli esseri umani siano uguali e che questa differenza, forse, un giorno ci salverà da noi stessi.
Scritto da Lara, settembre 2007
Bibliografia: [1] Adrian Michaels, L'Italia delle modelle e delle astrologhe, in Internazionale del 27 luglio 2007
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