
Vi è mai capitato di trovarvi di fronte a una porta, la mano sulla maniglia, un pianerottolo buio intorno a voi, i rumori festosi e accoglienti di una festa dall'altra parte? La vostra mano stringe impaziente la maniglia nel vano tentativo di aprire la porta e varcare la soglia?
Vi è mai capitato di sentirvi come se foste a un passo dal partecipare a quella festa? A un sospiro dallo scorgere i colori ammiccanti della gioia, il seducente suono del divertimento, l'inebriante tocco dell'allegria? La musica riempiva le vostre orecchie, i piedi scalpitavano stuzzicati dal ritmo e la mano spingeva freneticamente una maniglia dispettosa.
"Non ti faccio entrare, te lo puoi anche scordare!", cantilenava la serratura chiusa a doppia mandata. Potevamo battere i pugni, tirare calci, urlare o cadere nello sconforto, ma la porta sarebbe rimasta chiusa.
Vi è mai capitato di sentirvi così? E come avete reagito? Vi siete infuriati? Avete provato a sfondare la porta? O vi siete lasciati conquistare dalla frustrazione? Avete versato qualche lacrima e accettato il buio pianerottolo come destinazione finale?
Eppure, vi siete detti, ho visto altre persone entrare prima di me, aprire la porta e partecipare alla festa. La porta non sembrava chiusa, non pensavo lo fosse.
E infatti non lo era. Questo si chiama fallimento e non è predeterminato. Certe cose nella vita non vanno come ce l'eravamo immaginati, sorgono ostacoli, nascono imprevisti, si biforcano strade un tempo maestre.
Non siamo chi vorremmo essere, non otteniamo quello che desidereremmo, siamo importunati da dubbi, paure, angosce che non ci danno tregua se non per rari e brevissimi istanti.
Siamo b-side che non hanno alcuna possibilità di raggiungere i vertici delle classifiche, eppure quanti di noi conoscono b-side inimitabili e sorprendenti? Veri e propri capolavori che forse il mercato non avrebbe saputo apprezzare?
Di solito rimaniamo immobili di fronte a quella porta chiusa, incapaci di accettare il mancato lieto fine, accusando gli altri, biasimando noi stessi, ingoiando lacrime e occasioni mancate.
Mai pensato di frugare nelle vostre tasche alla ricerca della chiave?
Se, come suggerisce il docente universitario Dustin Wax nel suo articolo How to fail at practically anything, il fallimento in realtà fosse una delle forze più potenti dell'esistenza? E se evitare il fallimento, fosse il vero fallimento?
"Sono i fallimenti che affrontiamo, grandi e piccoli - e il modo in cui li affrontiamo - a renderci chi siamo e a darci la possibilità di diventare migliori. Il modo in cui falliamo è perlomeno tanto importante quanto il modo in cui otteniamo successo", scrive Wax sostenendo la tesi di come tanto i successi quanto i fallimenti siano indispensabili per forgiare il nostro carattere.
Ci troviamo ancora di fronte a quella porta, sappiamo che è chiusa e che ci impedisce di varcare la soglia, di partecipare alla festa. Frughiamo nelle nostre tasche e accade il miracolo: sentiamo il freddo metallo sulla pelle, è la chiave.
Piuttosto che temere il fallimento, falliamo alla grande, abbracciamo il fallimento, come dice Wax, e ci apriremo una strada per il successo.
Di fronte a un bivio, affrontare nel modo giusto un fallimento può aiutarci a ritrovare le tracce del nostro perduto successo e a capire i motivi della sua fuga. Wax ne parla approfonditamente nel suo articolo e in quello successivo intitolato 10 reasons you aren't achieving success.
La porta è ancora chiusa, ma ora la chiave è nelle nostre mani e la serratura non opporrà più resistenza. Non dovremmo pretendere troppo da noi stessi, ma capire quello che siamo in grado di fare e imparare a farlo bene.
E se per alcuni questa consapevolezza rappresenta un fallimento, per noi sarà il primo passo lungo la strada del successo.
Avanti, cosa aspettate? La festa non incomincia senza di voi!

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- Credits: Photo by practicalowl
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