
Quanto sareste disposti a pagare per una rivista? Qualche centesimo? Pochi euro? Diciamo pochi euro.
E quante pagine vi aspettereste di sfogliare? Una trentina? Una cinquantina? Un centinaio?
Con o senza pubblicità?
Nell’era di Internet e della comunicazione veloce qual è la lunghezza di un articolo che considerate accettabile? Un paio di pagine? Una decina? Quanto?
Sul formato, invece, penso le vostre idee lascino meno spazio alle supposizioni: copertina verticale, vero?!
Abbandonate ogni idea preconcetta perché dall’inizio dell’anno in Francia è nata una nuova idea di rivista e di giornalismo che il settimanale Internazionale ha definito un vero e proprio "ufo". Sì, una creatura aliena venuta in pace.
Iniziamo dal formato, contro ogni aspettativa la copertina è orizzontale. Nessuna pubblicità per ben 196 pagine di rivista: è XXI, un trimestrale che a gennaio è arrivato nelle librerie francesi con l’obiettivo di raccontare il mondo e di mostrarlo in modo inedito e originale.
Come si legge nell’editoriale del primo numero: "Prendersi il tempo necessario, spostare il proprio punto di vista, restituire i colori al mondo, lo spessore alle cose, la presenza alle persone. Andare a vedere, testimoniare, raccontare: questi sono gli obiettivi di XXI."
Un progetto ambizioso, sottolinea l’Internazionale, in un momento storico in cui ogni rivista e quotidiano tende a privilegiare articoli sempre più corti e pagine di riempitivi.
XXI, al contrario, vuole dare ampio respiro alla qualità mettendo in un angolo le idee stantie sulla quantità e sul successo e lo si nota subito dalla sua struttura:
- 30 pagine di informazione suddivisa in rubriche
- 60 pagine dedicate a un tema sviscerato in un dossier
- 80 pagine dedicate a reportage, inchieste, documentari…
- e altre 30 pagine di reportage a fumetti sullo stile di Persepolis o Pyongyang
Un abbonamento annuale costa 60 euro per 4 numeri (15 euro a numero per tutti i paesi dell’Unione Europea) ed è possibile sottoscriverlo in quasi ogni parte del mondo. Il costo di un buon libro.
Le novità non mancano e le potenzialità di una rivista di questo tipo sono elevate.
In una società che troppo spesso sceglie l’indifferenza perché incapace di affrontare la complessità dell’era moderna e le sue continue richieste, XXI fa la sua entrata strategica mirando al cuore di chi sceglie ogni giorno di riflettere sui fatti e sui cambiamenti.
In particolare, ho accolto con gioia la notizia di un nuovo approccio al fumetto che sbarca nella vita quotidiana e si avventura per l’ostile mondo odierno. Penso che si dovrebbe dare molto più spazio ai fumetti e al loro modo di raccontare realtà vicine e lontane.
Il mondo ha bisogno di idee nuove e di persone che abbiano il coraggio di dar loro vita. Altrimenti, è probabile che molto presto ognuno di noi si trovi di fronte a una situazione come quella raccontata dal giornalista Pascal Petit nella sua rubrica Reality (Internazionale 733, 29 febbraio 2008). Colto di sorpresa dal pianto della figlia di 9 anni, il giornalista racconta di essere corso a vedere cosa le fosse capitato e di averla scoperta sconvolta davanti alle immagini in tv di una donna uccisa nell’ennesimo attentato. Nel tentativo di calmare la bambina, Petit si scopre incapace di rispondere alle sue domande angosciate: "Non aveva più la faccia. Aveva gli occhi chiusi e non aveva più la bocca e il naso… Cos’è stato papà? L’acido?"
"Spesso mi preoccupo che mia figlia veda scene di violenza nei film o anche in alcuni cartoni animati, ma non mi sono reso conto che il mondo e la vita reale possono sconvolgerla di più", ha scritto il giornalista consapevole che talmente assuefatti alla violenza e alla bruttura del mondo troppo spesso ci dimentichiamo che i bambini non lo sono o non lo dovrebbero essere.
Vedere solo quello che ci viene mostrato può essere distruttivo, mentre capire quello che non si considera importante spiegare sta assumendo un peso sempre più determinante nelle sorti della società. Ecco perché sarebbe bello che riviste come Internazionale o XXI non fossero meteore, ufo in visita destinati a non influire sul nostro stile di vita.
Capire influisce sulle nostre idee e reazioni: tutto quello che capita, di bene e di male, non è fatto per essere subito, ma per essere compreso e trasformato. E occorre farlo al più presto.
Un caloroso benvenuto, quindi, a XXI. Cento di questi giorni, nella speranza di giorni migliori.

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