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Attacca il tuo carro ad una stella.
Quella era stata una delle estati più torride che io ricordi. Ogni estate, puntualmente, il paese veniva bruciato vivo dai mille piccoli focolai che si sviluppavano qua e là, senza preavviso, un po' per sfortuna un po' perché alle volte la stupidità umana può raggiungere livelli indicibili. E presto i focolai si trasformavano in incendi, la vegetazione rinsecchita dai lunghi mesi di siccità diventava un combustibile perfetto e il vento faceva il resto.
La periferia era costantemente minacciata dalle fiamme. Il fumo alle volte era così intenso persino da coprire il cielo della città. Sopra la cappa il paradiso; sotto l'inferno.
Ne avevamo già passate tante di estati simili, in un certo senso era come se ne fossimo abituati. E poi arrivò quell'estate.
I pompieri avevano già allertato il vicinato da qualche giorno, ma nessuno pensava vi potesse essere un reale pericolo, ogni estate era la stessa storia. Ma quell'estate fu la nostra storia.
Sentimmo le sirene
arrivare. Io stavo scrivendo una lettera a Sharon. Era la mia migliore amica e stava passando un anno studio in Inghilterra. Avevamo deciso di tenerci in contatto attraverso le lettere e dopo poche settimane ci avevo persino preso gusto.
Mi alzai dalla scrivania e guardai fuori dalla finestra: i nostri vicini, i Jasons, erano tutti fuori e vidi che alcuni volontari stavano correndo di casa in casa invitando tutti ad uscire.
Mia madre doveva essere uscita in giardino per vedere cosa stesse succedendo. Quando rientrò non si chiuse neanche la porta alle spalle, la sentii solo gridare: "Alya scendi immediatamente, il fuoco si sta dirigendo verso il nostro quartiere!"
Per la frazione di un secondo rimasi impietrita: come poteva essere? Sicuramente era solo una misura di sicurezza nel caso il fuoco si fosse avvicinato troppo. Non presi sul serio l'ordine di mia madre e tornai a guardare fuori.
Non lo vidi subito. Credevo di non averlo nemmeno sentito, forse si era confuso con il caldo torrido di quel periodo.
La casa dei Jasons stava incominciando a prendere fuoco.
"Dio mio, Alya vuoi scendere?! Qui sta per bruciare tutto!"
Mia madre irruppe nella mia stanza, il viso stravolto. Io non riuscivo davvero a crederci…
Ma poi arrivarono i pompieri che a forza mi costrinsero ad uscire dalla mia stanza, dalla mia casa.
Ricordo ancora l'ultimo sguardo che diedi a tutte le mie cose, al mio piccolo mondo… tra breve non ci sarebbe stato più niente. Le foto, i libri, i cd, il mio diario, tutti i miei disegni e le mie poesie, la lettera che stavo scrivendo a Sharon…
Dio, come poteva essere vero?
Credo di aver gridato mentre i pompieri mi spingevano giù per le scale.
Facemmo appena in tempo ad uscire che l'incendio passò dalla casa dei Jasons alla nostra. Niente, non avevamo potuto salvare niente.
Vidi la lingua di fuoco addentare la mia stanza e poi non guardai più perché i miei occhi si riempirono di lacrime.
Settimane dopo i telegiornali trasmettevano ancora la cronaca della tragedia: se le autorità e gli abitanti del posto avessero preso sul serio il pericolo dell'incendio le case si sarebbero potute evacuare in tempo. Io ci avevo perso una casa e dei ricordi; alcuni ci avevano anche perso la vita.
Alcuni nostri cugini di Melbourne ospitarono me e la mia famiglia. Mio padre seppe la notizia al lavoro e non ne rimase meno sconvolto di noi.
Tra pochi giorni ci trasferiremo nella nuova casa, questa volta abiteremo in città. Mia madre non ne vuol più sentire parlare della periferia.
Il dolore di quei giorni è ancora vivo dentro di me. Sono tornata nel luogo dove un tempo si trovata la nostra vecchia casa, poco dopo che l'incendio era stato finalmente spento.
Non ho potuto salire in camera mia, ma l'ho guardata per l'ultima volta, l'ultima volta davvero.
Credevo di aver perso anche una parte di me con quella casa.
Ci abitavo da quando ero nata e nella mia stanza avevo creato quello che io definivo "il mio piccolo magico mondo". Là dentro conservavo tutte le cose che per me erano importanti. Ogni mattina uscivo per andare a scuola e l'unica cosa che mi poteva aiutare nelle lunghe ore solitarie in classe era la consapevolezza che sarei tornata a casa, tra le cose che amavo, i miei sogni e la mia "vera" vita.
Credevo che quell'incendio non avesse bruciato solo la mia casa, ma anche tutte le cose che più amavo al mondo, quelle che mi davano la forza di sperare in un futuro migliore.
È ormai l'una di notte, tra poco dovrò andarmene a dormire, ma avere il letto nella veranda ha certamente i suoi vantaggi!
La luce della luna piena illumina i fogli sui quali sto scrivendo. Oggi, ad un anno dal disastro ho ricominciato a scrivere il mio diario. Non pensavo di volerlo fare più perché non avrei nuovamente sopportato di perderlo.
Ma a quanto pare mi sbagliavo.
È stato un incendio a distruggere la mia casa, ma sarebbe potuto essere un tornado o un terremoto o un'inondazione o l'eruzione di un vulcano o qualsiasi altra cosa, avrei comunque perso tutto. O meglio, no, non ho perso tutto, avrei potuto perdere molto di più.
E alla fine quel tutto che ho perso, grazie a Dio, posso sempre riaverlo. Perché la sorgente non è stata bruciata da quell'incendio. Stavo per ucciderla io dopo la tragedia.
Ma ora sono qui e sono ancora colma di speranza dentro di me. Forse non era poi solo la mia stanza a infondermela. Forse sono semplicemente le persone che amo e che mi sono ancora accanto. Sono i miei sogni che non possono essere distrutti se non li distruggo io. Ed è l'amore che conservo per questa vita tanto difficile, ma pur sempre mia.
Attacca il tuo carro ad un stella.
Perdi tutto.
E renditi conto che in realtà non hai perso proprio niente.
La tua stella è ancora lassù. Il carro è nelle tue mani.
E tu sei ancora vivo.
Info Racconto

- Racconto scritto da Lara, 2002
- * Titolo ispirato da un aforisma di R. W. Emerson
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