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Un gradino alla volta. Le mani impegnate a sostenere i lembi della gonna color cremisi.
Agnese non si era ancora abituata all'austerità padrona di quel castello. Alle regole che vi vigevano. All'assurdità di quel modo di vivere. Eppure era anche il suo modo di vivere e ripensandoci bene, riusciva persino a comprenderlo.
Una ciocca bionda sfuggì dall'ordinato chignon. Capelli ribelli di una ragazza che a 14 anni aveva già il destino segnato dalla firma di un contratto.
Perché il matrimonio era quello per la gente del suo tempo, un contratto.
La lunga scalinata finalmente terminò e Agnese tirò un sospiro di sollievo cercando di domare la ciocca disubbidiente.
"Signora" la sua voce uscì come un sussurro.
Da quel luogo, il suo preferito, la signora amava osservare il cortile del castello, il via vai al suo interno, continuando a sperare, giorno dopo giorno...
Non si voltò subito al richiamo della ragazza. Intimorita Agnese provò nuovamente ad attirare la sua attenzione. "Signora...", il sussurro si era fatto ancora più lieve.
Quanta regalità emanava il suo portamento composto. Quanta ammirazione suscitava in Agnese quella donna che niente, sembrava, sarebbe mai stato in grado di turbare. La signora si voltò lentamente nella sua direzione, uno sguardo diretto, ma malinconico. Non pronunciò parola, ma il suo cenno di assenso fece capire ad Agnese che poteva parlare.
"Signora, è desiderata nel salone."
"Il barone?" Più che una domanda la sua era un affermazione. Formulandola tornò a voltare il capo in direzione del cortile. La tristezza con la quale quelle parole erano state pronunciate era palpabile.
"Sì, signora", Agnese si era domandata più volte il significato di quelle lunghe giornate ad osservare un cortile, un orizzonte, sempre uguale.
"Mi scusi...", il coraggio le morì sulle labbra. La ragazza abbassò il capo contrariata dalla sua stessa caparbietà.
"Dimmi pure, Agnese", lo sguardo della signora era ancora rivolto verso l'infinito, ma quando Agnese alzò gli occhi su di lei, sorpresa, percepì tutto il suo immenso desiderio di parlarle.
"Posso davvero, signora?"
"Certo, chiedimi quello che desideri Agnese, quello che avresti già voluto chiedermi tante volte"
"Ecco io, veramente..."
La signora si voltò
verso di lei e la guardò con estrema dolcezza.
"Sei ancora una bambina Agnese, proprio come lo ero io alla tua età. Ma non devi aver paura di me. Forse sono proprio l'ultima persona di cui dovresti aver timore..."
"Perché amate così tanto questo luogo?" Le parole le uscirono dalla bocca come un torrente in piena, come un acquazzone estivo.
La signora sorrise, un misto di tenerezza e nostalgia.
"Ci potrebbero essere tanti motivi, Agnese, ma ve n'è uno solo per il quale verrei in questo luogo anche con la pioggia e con il vento."
La ragazza la guardò con curiosità, quale misterioso segreto le stava per rivelare la bella signora?
"Sai cos'è l'amore, Agnese?", uno sguardo interrogativo fu la risposta. "Allora prima o poi lo scoprirai e da quel giorno anche tu amerai questo luogo"
"Signora Cecilia..."
La signora si alzò dalla nicchia che l'aveva ospitata sino a quel momento. Con eleganza si sistemò l'abito color turchese, si ravviò la già perfetta capigliatura e si accinse a scendere.
"Vieni Agnese, non avere fretta. C'è un tempo per ogni cosa."
Info Racconto

- Racconto scritto da Lara, 2000
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