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5 marzo 2006

Flash fiction n° 7: "L'ultimo respiro della Terra"
Marta ha scritto:
Lacrime di donna, lacrime di madre, lacrime di figlia. Lacrime dal cielo, bianche, fredde e leggere. Il mio pianto si unisce a quello della terra, sta morendo e io con lei. So che tra poco esaleremo i nostri ultimi respiri, ma il tempo sembra immobile. Contemplo il paesaggio intorno a me, ricoperto da una candida coltre di neve, come a nascondere le ferite che squarciano il suo ventre, nere, profonde, crudeli. Mi ricordo da bambina, correvo per questi stessi prati, anche allora c'era la neve, sorridevo felice, e gli alberi, le montagne, tutto intorno a me, si univa al mio sorriso. A quel tempo non sapevo, non potevo immaginarlo, ma lei sì, lei sapeva. Durante la sua lunga vita aveva visto accadere molte cose, aveva visto il mondo cambiare, le guerre e la pace, le sconfitte e le vittorie, l'amore e l'odio, quelle innumerevoli e minuscole vite che si susseguivano una dopo l'altra senza fermarsi mai. A tutti dedicava le stesse amorevoli cure di una madre premurosa, un amore discreto, delicato. Una lieve brezza che ti accarezzava il volto, il profumo della pioggia, l'erba soffice sotto i piedi. Chiudo gli occhi e per un attimo dimentico il freddo pungente, non sento più le gambe e non riesco a muovermi. Il sollievo dura solo un breve istante, il dolore si fa più intenso, il mio, il suo. A pochi passi da me giace mio figlio, esanime. Solo una sottile striscia rosata ci unisce. La neve ha coperto il sangue, un ultimo sacrificio mai preteso. Forse si poteva evitare, ho lottato instancabile e come me tanti altri, madri, padri, anziani e giovani. Ma quel male oscuro era forte, arrogante e al contempo così piccolo che le fragili ali di una farfalla avrebbero potuto cancellarlo via per sempre. Non so quale sia il vero nome di quel male, ognuno lo chiamava con nomi diversi, e io, io non ricordo più. Anche lei non ricorda più. Ha perdonato, come solo una madre sa fare, e mentre il suo respiro svanisce, il bianco sudario che ci avvolge risplende argenteo alla luce di una luna fugace. L'ultimo dono, e miei occhi si chiudono per non riaprirsi più.
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