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    La stanza immaginaria

Sandra suonava. Nella stanza insonorizzata, seduta al pianoforte a coda, le mani le scivolavano sui tasti di seta senza perdere né ritmo né concentrazione. Non aveva bisogno di leggere lo spartito: ogni nota di ogni sonata era un segreto racchiuso dentro di lei che implorava di essere rivelato. Sandra chiudeva gli occhi e le sue mani danzavano, creatrici e fruitici di quella stessa rivelazione.

Poi la notte lasciava il posto alle prime luci dell’alba, e Sandra si risvegliava al suono di una vecchia sveglia che solo un leggero schiaffo era ormai capace di zittire. Era il suo atto di protesta mattutino seguito da un pigro rigirarsi nel letto, gli occhi ancora chiusi nel vano tentativo di trattenere per la coda un sogno interrotto.
Quando Sandra lasciava la presa, le pupille nere si erano arrese alla realtà e la donna ne ingoiava poche briciole con un sospiro: l’abituale sapore di andato a male le invadeva da subito lo stomaco.

Le sue mani non danzavano sui tasti di seta, ma preparavano la colazione, rassettavano la casa e, per il resto della mattinata, portavano borse della spesa, guidavano l’auto, preparavano il pranzo.
Il pomeriggio dopo aver sparecchiato e lavato i piatti, pulivano la casa e si trasformavano nel giudice imparziale che risolveva le dispute tra i due fratellini, riaffidati alle cure della madre.
La sera il ritornello si ripeteva, con l’inappagante variante di un bacio e una domanda: "Come stai?"
Il marito e i figli si disperdevano per la casa, rifugiandosi chi in salotto, chi in camera e lasciando Sandra sola con se stessa nella piccola cucina dell’appartamento. Le giungevano le voci confuse della TV e le risate dei piccoli mentre il rumore dell’acqua accarezzava le sue mani ormai screpolate e callose, mani che da anni non toccavano i tasti di un pianoforte.

Sandra si sentì pervadere dallo sconforto: provò ad immaginarsi nella sua stanza insonorizzata con la musica nel corpo e le mani che danzavano.
"Mamma, Stefano gioca con la mia macchina!" Urlò Marco, stracciando senza pietà il silenzio di una stanza immaginaria.
"Dillo a papà", rispose stancamente Sandra continuando a lavare i piatti.
"Papà mi ha detto di dirlo a te!" Protestò il piccolo Marco con impazienza.
Sandra abbassò le palpebre e sentenziò: "Dì a tuo padre che questa volta lascio a lui il divertimento."
La voce le tremò mentre Sandra combatteva per mantenere la calma. Il bambino la guardò perplesso, poi corse via chiamando il padre a gran voce. "E digli che non voglio essere disturbata", mormorò Sandra. "Sono nella mia stanza, con il mio pianoforte. Non voglio essere disturbata."

 

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Scritto da Shiningarden, 04 maggio 2009

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