Laboratorio di Scrittura³:HOME > Immaginazione > Flash Fiction > Una nuova memoria
Uno dei lacci bianchi delle sue nuove Nike finì inavvertitamente calpestato. Delia soffocò la ribellione con due strattoni e abbandonò l’asfalto tuffandosi nel terreno umido di rugiada. L’erba, tagliata poche settimane prima, le solleticava le caviglie.
Proseguì lungo il prato privo di sentiero, lasciandosi alle spalle una fresca scia erbosa. Si arrampicò veloce per la salita e raggiunse il vecchio ciliegio.
I suoi occhi neri guizzarono verso le fronde colme di ciliegie ancora verdi. Presto cambieranno colore, pensò pregustando il dolce rosso amaranto di cui si era scoperta golosa.
Le foglie tremavano al lieve alito di vento, mentre i rami disegnavano ombre ballerine sul terreno. Delia fu percorsa da un brivido, incrociò le braccia e sollevò lievemente le spalle.
Aveva dimenticato il golfino nell’auto, ma tra i rami del ciliegio un cielo pannoso le assicurò che la sorte della giornata non era ancora stata decisa. Nuvole schiumose si lanciavano all’inseguimento del caldo sole primaverile, qua e là lacerate da indomabili raggi.
Rassicurata, Delia non badò all’erba umida e si accucciò accanto al vecchio albero. Da lì poteva scorgere il paese sottostante. Vedere senza essere vista. Il vento giocava con i suoi capelli, come se fossero le foglie del grande ciliegio.
Chiuse gli occhi e tese l’orecchio per immergersi nel silenzio costellato da uccelli canterini, fruscii e ronzii.
Aveva bisogno di quello, del silenzio, per pensare.
Sentì la schiena aderire al tronco rugoso, assumerne le curvature familiari e si lasciò pervadere dal calore di un raggio solitario. La sua figura scura, abbozzata sul terreno, giocava con le frondose ombre danzanti.
D’un tratto l’ambiente s’incupì, Delia sollevò lo sguardo e, oltre le nubi, vide gli ultimi fiacchi raggi di un sole morente. Hanno vinto loro, pensò mentre ammirava i rami del grande ciliegio ora impegnati in un’inaspettata lotta.
Delia sentì il vento afferrarle le corte ciocche rosse e si portò una mano alla fronte per imprigionarle. Le sue dita sfiorarono distrattamente la cicatrice sulla tempia destra.
Si rialzò e con un gesto netto si pulì la terra di dosso. Si era fatta crescere la frangia per nascondere la fronte deturpata, ma il ricordo di quel primo riflesso, di quella giovane donna, rasata, dal corpo troppo magro non l’abbandonava mai. Non riusciva a capacitarsi che fosse il suo. "Ti chiami Delia", le avevano detto. "Hai avuto un incidente."
Il rimbombo di un tuono la riscosse costringendola ad abbandonare il vecchio ciliegio e a ridiscendere. Si fermò dopo qualche passo e si voltò nuovamente. Sapere di chiamarsi Delia non le bastava più. Aveva bisogno di nuovi ricordi che fossero completamente suoi, anche se la memoria non fosse più tornata. Sorrise. Quello non se lo sarebbe lasciato scappare.
Si allontanò e riguadagnò l’asfalto con passo veloce. Aprì la portiera dell’auto e vi si rifugiò, appena prima che gocce di pioggia fendessero l’aria accompagnate dall’eco di un tuono lontano.
Scritto da Lara, 04 giugno 2009
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