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    3 fattori che ogni scrittore dovrebbe conoscere


Photo by Emma


Avevo 12 anni quando, giunta al termine di un libro, pensai che volevo continuare la storia per conto mio, che non mi sentivo ancora pronta ad abbandonare trama e personaggi del romanzo. Quel giorno presi carta e penna, mi trovai un angolo dove nessuno mi avrebbe disturbato (o così speravo!) e cominciai a scrivere.

C’era l’immaginazione a spronarmi, il desiderio di esprimermi e la voglia di prolungare, per quanto possibile, il soggiorno in un mondo fittizio ma piacevole e con un lieto fine assicurato.

Iniziò così il mio inusuale viaggio nel mondo della scrittura, un viaggio irto di ostacoli e false partenze, di lodi insperate e critiche inattese. Un viaggio che purtroppo iniziai senza tener conto di 3 importanti fattori.

L’inesperienza mi aveva portata a credere che:

  • il talento fosse più che sufficiente per realizzare l’opera o il capolavoro che sognavo;
  • lo scrittore fosse totalmente slegato dai suoi personaggi e dalla trama oppure fosse un tutt’uno con trama e personaggi;
  • la lettura fosse un piacevole passatempo, ma non insegnasse nulla su come scrivere perché nulla ci fosse da imparare.

Christopher Meeks, scrittore e insegnante di scrittura creativa, spiega al contrario quali sono i 3 aspetti fondamentali a cui ogni scrittore dovrebbe sempre prestare attenzione.

  1. Pazienza e Perseveranza

  2. Il talento non è una bacchetta magica che realizzerà ogni nostro desiderio narrativo. Per quanto qualche scrittore davvero talentuoso potrà anche scrivere a occhi chiusi e senza quasi editare il proprio testo, la cruda realtà è che la maggior parte di chi scrive, riscrive, riscrive e ancora riscrive.

    E’ necessario porsi un obiettivo (ad esempio la scrittura di un romanzo o racconto) e pianificarne le varie fasi consapevoli del fatto che un romanzo non si scriverà in un giorno, e spesso neppure un racconto.
    Come afferma Meeks "scrivere è riscrivere". E per riscrivere non solo ci vorrà pazienza ma anche perseveranza. È fondamentale non vivere ogni riscrittura come un fallimento, ma come l’opportunità che ci avvicina all’obiettivo. Scrivere, lasciar riposare le parole per un po’ e tornare a leggere e a riscrivere con la mente riposata.

  3. Una professione solitaria

  4. Meeks afferma: "La scrittura può sembrare solitaria, ma in verità, è necessario che lo scrittore scavi nella sua anima e lasci che gli altri possano osservarla".
    Scrivere bene è un lavoro, anche se non scegliamo di scrivere per professione. Richiede sì pazienza e perseveranza, ma anche coraggio. Il coraggio, appunto, di guardarsi dentro e mostrarsi agli altri.

    Scrivere significa non solo raccontare, ma anche mostrare e concedere un’anima alla propria immaginazione. La scrittura, conclude Meeks, è molto più interattiva di quanto pensiamo e richiede da parte nostra il coraggio di interagire con gli altri, di criticare ed essere criticati.

  5. Leggere, leggere, leggere

  6. L’ultimo punto riguarda la lettura. Leggere è fondamentale per migliorarsi e imparare.
    Meeks consiglia di leggere il genere letterario che più si avvicina ai nostri scritti, di analizzare lo stile di altri scrittori e di capire cosa funziona e cosa potrebbe essere migliorato. Non significa copiare, tutt’altro: significa piuttosto avvicinarsi alla propria voce, sentire il suo diverso suono e capire come possiamo migliorarla.

In sintesi, quindi, è indubbio che per scrivere avremo bisogno della nostra immaginazione, di mondi paralleli, personaggi credibili, una solida grammatica e un occhio osservatore, ma senza pazienza, perseveranza, coraggio ed esercizio il nostro viaggio non sarà destinato a percorrere lunghe distanze. Meglio correre ai ripari!

Creatività e disciplina si incontrano ogni mattina nella penna dello scrittore.

Commenti (1)

INFO ARTICOLO & FOTO

Scritto da Lara, novembre 2008.

Bibliografia: Christopher Meeks, Love& Work

Credits: Photo by .-Emma-.

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commenti

MASSIMO VAJ
Inserito il 16 agosto 2009

  Io penso che noi tutti viviamo in una realtà che è misteriosa, anche quando appare consueta e persino noiosa. Si subisce il "blocco del foglio bianco" quando si cessa di considerare la realtà per il mistero che rappresenta, e a questa visione curiosa si sostituisce il bisogno di interpretare attraverso l'aspetto egoistico del nostro io di scrittori, che vuole avere successo, essere apprezzato, incensato, idolatrato e, con questi discutibili fini, il risultato del nostro creare non può che essere un sottomesso latrato che tradisce il non accorgersi che miriadi di stelle ci stanno offrendo l'occasione di sognare la verità.




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